La
vergine Orsola
Gabriele D'Annunzio
I
Il viatico uscì dalla porta della chiesa
a mezzogiorno.
Su tutte le strade era la primizia della neve, su
tutte le case la neve. Ma in alto grandi isole azzurre
apparivano tra le nuvole nevose, si dilatavano sul
palazzo di Brina lentamente, s'illuminavano verso
la Bandiera. E nell'aria bianca, sul paese bianco
appariva ora subitamente il miracolo del sole.
Il viatico s'incamminava alla casa di Orsola dell'Arca.
La gente si fermava a veder passare il prete incedente
a capo nudo, con la stola violacea, sotto l'ampio
ombrello scarlatto, tra le lanterne portate dai
clerici accese. La campanella squillava limpidamente
accompagnando i Salmi susurrati dal prete. I cani
vagabondi si scansavano nei vicoli al passaggio.
Mazzanti cessò di ammucchiare la neve all'angolo
della piazza e si scoprì la zucca inchinandosi.
Si spandeva in quel punto dal forno di Flaiano nell'aria
l'odore caldo e sano del pane recente.
Nella casa dell'inferma gli astanti udirono gli
squilli, e udirono su per le scale il salire dei
vegnenti. La vergine Orsola era sul letto, supina,
tenuta dallo stupore della febbre, da una sonnolenza
inerte, con la respirazione frequente rotta da i
rantoli. |
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