Il traghettatore
Gabriele D'Annunzio
I
Donna Laura Albònico stava nel giardino,
sotto la pergola, prendendo il fresco all'ora meridiana.
La villa taceva, tutta bianca, con le persiane chiuse
tra le piante degli
agrumi. Il sole raggiava un calore e un fulgore
immensi. Era la metà di giugno; e i profumi
degli aranci e dei limoni fioriti si mescolavano
all'odor delle rose, nell'aria tranquilla. Le rose
crescevano da per tutto, nel giardino, con una forza
indomabile. Le masse magnifiche si movevano, lungo
i viali, ad ogni soffio di vento, coprendo il terreno
con l'abbondanza della loro neve odorante.
In certi momenti l'aria, pregna dell'aroma, aveva
un sapore dolce e possente come quello di un vino
prelibato. Le fontane, invisibili tra la verzura,
mormoravano. A tratti, la cima mobile scintillante
degli zampilli appariva fuor del fogliame, scompariva,
riappariva, con vari giochi; e alcuni zampilli bassi
producevano nei fiori e nelle erbe un fruscìo
e uno scompiglio singolari, sembrando bestie vive
che vi corressero a traverso o vi pascolassero o
vi scavassero tane. Gli uccelli, invisibili, cantavano.
Donna Laura, seduta sotto la pergola, meditava.
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