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Il servitore di
due padroni
Carlo Goldoni
L'autore a chi legge
Troverai, Lettor carissimo, la presente Commedia
diversa moltissimo dall'altre mie, che lette avrai
finora. Ella non è di carattere, se non
se carattere considerare si voglia quello del
Truffaldino, che un servitore sciocco ed astuto
nel medesimo tempo ci rappresenta: sciocco cioè
in quelle cose le quali impensatamente e senza
studio egli opera, ma accortissimo allora quando
l'interesse e la malizia l'addestrano, che è
il vero carattere del villano.
Ella può chiamarsi piuttosto Commedia giocosa,
perché di essa il gioco di Truffaldino
forma la maggior parte. Rassomiglia moltissimo
alle commedie usuali degl'Istrioni, se non che
scevra mi pare di tutte quelle improprietà
grossolane, che nel mio Teatro Comico ho condannate,
e che dal Mondo sono oramai generalmente aborrite.
Improprietà potrebbe parere agli scrupolosi,
che Truffaldino mantenga l'equivoco della sua
doppia servitù, anche in faccia dei due
padroni medesimi soltanto per questo, perché
niuno di essi lo chiama mai col suo nome; che
se una volta sola, o Florindo, o Beatrice, nell'Atto
terzo, dicessero Truffaldino, in luogo di dir
sempre il mio Servitore, l'equivoco sarebbe sciolto
e la commedia sarebbe allora
terminata. Ma di questi equivoci, sostenuti dall'arte
dell'Inventore, ne sono piene le Commedie non
solo, ma le Tragedie ancora; e quantunque io m'ingegni
d'essere osservante del verisimile in una Commedia
giocosa, credo che qualche cosa, che non sia impossibile,
si possa facilitare.
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