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IL CAMPIELLO
Carlo Goldoni
L'AUTORE A CHI LEGGE
Questa è una di quelle Commedia che soglio
preparare per gli ultimi giorni di Carnovale,
sendo più atte in quel tempo a divertire
il popolo che corre affollatamente al Teatro.
L'azione di questa Commedia è semplicissima,
l'intreccio è di poco impegno, e la peripezia
non è interessante; ma ad onta di tutto
ciò, ella è stata fortunatissima
sulle scene in Venezia non solo, ma con mia sorpresa
in Milano fu così bene accolta, che si
è replicata tre volte a richiesta quasi
comune. La mia maraviglia fu grande, perché
ella è scritta coi termini più ricercati
del basso rango e colle frasi ordinarissime della
plebe, e verte sopra i costumi di cotal gente,
onde non mi credeva che fuori delle nostre
lagune potesse essere intesa, e così bene
goduta. Ma vi è una tal verità di
costume, che quantunque travestito con termini
particolari di questa Nazione, si conosce comunemente
da tutti.
I versi di questa Commedia sono dissimili da tutti
gli altri che si leggono ne' miei Tomi e che corrono
alla giornata. Questi non sono i soliti Martelliani,
ma versi liberi di sette e di undici piedi, rimati
e non rimati a piacere, secondo l'uso dei drammi
che si chiamano musicali. Una tal maniera di scrivere
pare che non convenga all'uso delle Commedie,
ma il linguaggio Veneziano ha tali grazie in se
stesso, che comparisce in qualunque metro, ed
in questo precisamente mi
riuscì assai bene.
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